lunedì 23 maggio 2016

Breve vademecum per sopravvivere alle critiche


Quanto è bello ricevere recensioni.

Sul serio, è una sensazione straordinaria.
È un piacere quando una persona che non si conosce, che non si è mai vista e con cui non si è mai parlato, con cui non si sa nemmeno di aver qualcosa in comune, lascia un commento alla nostra opera dichiarando di averla apprezzata, di amarla, di aver sognato e riso e pianto sulle nostre parole, su quelle che noi abbiamo scritto.
È una soddisfazione, una gratificazione, il completamento di un percorso, il coronamento di una creazione. Fa piacere, insomma.
Fa molto meno piacere una critica.
Ed è proprio di queste ultime che voglio trattare in questo articoletto.

Si sa, in Italia (e forse non solo) sono tutti scrittori o poeti.
Se anni fa l’unico modo per sfogare questa passione era mettersi d’impegno con una bella penna - stilografica o a sfera - e consumare litri di inchiostro, o attraverso una bella macchina da scrivere Olivetti, l’avvento del computer ha aiutato ad avere molti meno crampi allo scafoide e a spendere meno denari in quintali di Bic.
Al computer però si aggiunse internet, e questo aprì centinaia di porte a questi “scrittori” che in siti, forum, blog, community, social network trovarono terreno fertile per la propria persona: ovvero i lettori.
Limitarsi a vagolare nella sfera amatoriale, comunque, non nuoceva a nessuno, creava alleanze e amicizie, ci si scambiavano opinioni, si rideva e si piangeva insieme, in un clima che tutto sommato era quello di un campo scout dove, pur tra simpatie e inimicizie, si conviveva senza drammi eccessivi.
Ora l’editoria sembra essere venuta incontro a questi “scrittori”. Talmente incontro che, si può dire, sono sullo stesso livello.