lunedì 19 maggio 2014

Fanfiction: perché sì

Cos’è una fanfiction?
Letteralmente è la stesura di uno scritto (fiction) a opera di un fan. Fan di cosa?
Di qualunque cosa esista al mondo.
Il fanwriting non ha confine. Si può scrivere riguardo ai film, ai telefilm,  agli attori, ai cantanti, ai libri, ai manga, agli anime, ai presentatori tv, ai videogiochi, ai personaggi di ruolo, al commercialista sotto casa e all’avvocato al di là della strada, agli oggetti per la casa e alle foglie che stanno sullo stesso picciolo sul ramo dell’albero. È insomma un mondo dagli spazi infiniti dove la libertà è racchiusa nella mente del fan, che scriverà la sua storia come più gli piace, forse rielaborando, forse continuando, forse presagendo.

Questo articolo non ha lo scopo di esplicare nel dettaglio il mondo delle fanfiction, giacché non basterebbe un post ma ne occorrerebbero almeno otto per essere esaustiva e completa su un argomento tanto vasto.
No, scrivo questo articolo per spezzare una lancia a favore del fanwriting, e per raccontare a chi non ha mai avuto occasione di conoscere questa pratica quali sono gli aspetti positivi per la scrittura e la crescita creativa in sé.

In Italia il più famoso portale per le fanfiction è senz’altro EFP, che con più di 350.000 iscritti è un luogo virtuale di ritrovo per chi cerca storie (comprese le originali vista la sezione dedicata) relative alle proprie affinità.
Ma ne esistono altre, forse più di nicchia, alcune più specializzate: abbiamo Fanworld.it (che, al momento in cui sto scrivendo non è propriamente aggiornato dall'amministrazione) che come EFP contiene un calderone di diversi generi e argomenti per tutti i palati; abbiamo poi nocturnealley.org, specializzato nell’ambito di Harry Potter; per non parlare di AO3 (Archive for Our Own) sito internazionale dove gli utenti italici (e non solo) più poliglotti si godono fiction senza alcune delle restrizioni più o meno presenti invece nei precedenti archivi.
Naturalmente senza contare i forum, i blog, le community a tema e non, piazze virtuali che a seconda delle ship (le coppie) o del fandom (l’argomento, per così dire) hanno seguiti e fedelissimi che scrivono la loro.

Perché penso che il fanwriting sia una cosa positiva?
Per il più semplice dei motivi: è la palestra della scrittura.
Parlando per esperienza personale, più volte mi sono sentita dire, e ho ascoltato echi, dove autori che evidentemente non hanno mai provato tale esperienza parlavano dei fanwriter con toni dispregiativi, derisori, schernenti, con patente assenza di cognizione di causa.
Perché il fanwriting è visto con tanta leggerezza? Perché al vocabolo fanwriting in automatico vengono associate immagini di adolescenti in preda agli ormoni (di ambo i sessi) che inseriscono se stessi in storie che li vedono protagonisti di focose e poco credibili storie d’amore assieme ai loro idoli? Perché siccome si tratta di pubblicazioni del tutto amatoriali si dà per scontato che la cura nella stesura sia scarsa, e quindi ci si senta in diritto di glissare, farci una risata e liquidare tutto come operette, come cose non serie? Perché si pensa che, siccome nel fanwriting per la maggior parte si usano soggetti già esistenti, sia solo un passatempo frivolo che non ha nulla a che vedere con la letteratura vera?

Non dico che queste motivazioni siano completamente campate per aria o inventate: da che mondo è mondo chi ha una passione oppure un punto di riferimento scatena la propria fantasia su o intorno a essa, e se poi si ha la predisposizione (o si crede di averla) per la scrittura trasporre l’immaginario su una pagina di Word è un passo brevissimo.
Alzo le mani e ammetto: il fanwriting non è tutto rose e fiori.
Basta farsi un giro su EFP per rendersene conto, spulciare nelle sezioni di Justin Bieber, degli 1 Direction, dei 5 Seconds of Summer, ma anche in quelle di Twilight, di Harry Potter (soltanto per citare esempi che tutti conoscono) e troverete semplicemente parole unite alla meglio senza una particolare coerenza, e che non racconteranno niente di nuovo. E a volte neanche niente di bello.
Però c’è un però.
Nel web come nella vita bisogna sempre tener conto di una grande regola di vita.
Mai generalizzare. A meno che non lo diciate in precedenza e diate la vostra motivazione.
Non generalizziamo e non pensiamo che tutti i fanwriter siano dei bambocci incapaci che al massimo arrivano ai 18 anni, e che invece di studiare per le verifiche di italiano e biologia passino i loro pomeriggi a farsi seghe mentali - e forse non solo - sull’attrice, sul protagonista del manga, sul cast del telefilm in voga al momento.

Ma se quindi i fanwriter non sono tutti bambocci più o meno adulti, chi sono?
Sono persone che mettono in gioco la propria creatività sul terreno minato, instabile, libero, aperto ed erto che è internet.
Non mi avvalgo di studi scientifici portati avanti da Harvard o Yale, ma ho le mie buoni ragioni di credere che tutti noi, in un periodo relativamente lungo della nostra vita, ci siamo visti in un fandom, in un ambito che ci ha colpito, oppure al fianco di un personaggio reale o inventato che ci ha fatto emozionare così tanto da desiderare di essere lui, o come lui, o ancor meglio di lui. È fisiologico. Siamo attratti dai modelli che sentiamo affini, da ciò che vorremmo diventare, perciò la nostra immaginazione ci proietta nell’ideale, un ideale che varia da persona a persona.
Abbiamo un gran numero di adolescenti per tanti ovvi motivi, tra i quali il tempo libero, le molte energie, e l’inclinazione a immedesimarsi maggiormente rispetto ad altri, ma per il resto il fanwriting non ha età.
Io sono stata - e sono ancora - una fanwriter, nonostante la mia adolescenza sia già bella che andata. Abbiamo trentenni amanti di film vintage (e non) o telefilm addicted; quarantenni che, scoprendo una tardiva valvola di sfogo, rielaborano finali di opere che li avevano lasciati insoddisfatti o amareggiati; ragazzi e ragazze, uomini e donne che non hanno mai smesso di trasporre le proprie fantasticherie nello sport, nella musica, nel disegno, nel passato, perché la vita reale non è un granché, per paracitare Alessandro Baricco.
D’altronde come si fa a dimenticare che la saga 50 Sfumature è nata da una fanfiction di Twilight, quando la simpatica E. L. James sfiorava le cinquanta candeline?
Scadente quanto volete, ma questo vi fa capire l’ascendente che il fanwriting ha sulle persone, e che se ben adoperato può divenire una fonte di successo, di realizzazione individuale, di affinamento delle proprie capacità.
Quest’ultimo non nel caso della James, ma soprassediamo.

Ah, ok. Però perché prima hai detto che il fanwriting è una palestra?
Anche noi, zio Sam, anche noi.
Perché lo è. (LOL)
Sostanzialmente come funziona una palestra? Andandoci tutti i giorni a tutte le ore per tre interi mesi raggiungendo il fisico perfetto e poi abbandonandola del tutto? No.
La palestra, per svolgere la sua basilare funzione di mantenere in forma, non abbisogna di essere frequentata strenuamente fino all’esaurimento delle forze, ma essere praticata tutti i giorni in modo costante e continuativo, al fine di abituare se stessi all’esercizio.
Scrivere si costruisce sul medesimo principio: allenamento.
Sui siti di postaggio si pubblica attraverso capitoli a cadenze che è il fanwriter a decidere, pertanto è importante l’autogestione. Si impara a dare priorità alle cose che vi interessano davvero (che potrebbero anche non essere scrivere… diciamo che potrebbe significar qualcosa), si impara a riservare alla stesura il giusto momento della giornata, si impara a organizzare al meglio le idee per non essere dispersivi quando si è di fronte alla pagina bianca, si impara a prendere appunti nella maniera più azzeccata a seconda delle attitudini. E tutto ciò si impara non in qualche mese, ma in anni che si susseguono, che accompagnano nella crescita della persona e delle propensioni personali, in cui si accumulano esperienze e si forgiano i propri stili, e si aggiunge valore alle proprie parole per i significati con cui si impregnano mano a mano che le conoscenze aumentano.
Nessuno si aspetta che si sia puntuali come orologi nel pubblicare nuovi capitoli, o che si sia novelli Dante, ma ci si aspetta rispetto.
Rispetto dei tempi (quindi che si eviti di lasciar correre mesi e mesi tra un postaggio e l’altro con la singola scusa “Ah, con queste verifiche e interrogazioni e morte della nonna e invasioni aliene non ci sono proprio riuscito!”); rispetto dei lettori che, a meno che non si faccia schifo su tutta la linea, sicuramente staranno aspettando un aggiornamento; rispetto di se stessi, perché iniziando a pubblicare una fanfiction si prende un ufficioso impegno che mette in gioco la credibilità, il senso di responsabilità e, beh, svela la differenza tra il voler scrivere perché quel giorno si era annoiati o se davvero piace farlo.

Interessante. Però non c’entra niente con la scrittura per la pubblicazione professionale, vero?
Falso.
Secondo la mia irrilevante quanto immancabile opinione, è di gran lunga meglio un serio fanwriter piuttosto che un autopubblicato della domenica che piazza il suo scritto nella schermata predefinita, sceglie un prezzo e lo immette in un mercato già saturo di aborti che aggettiva persino come letterari.
Il fanwriter non lo fa per soldi. Lo fa per orgoglio, per hobby, per vocazione, per divertimento, per prova, talvolta per stupidità, ma non lo fa per un tornaconto economico. (A meno che non sia un convinto sostenitore del progetto Kindle Worlds di Amazon, ma è inutile parlare di qualcosa di non rodato.) Lo fa perché l’entrare in un fandom di persone con gli stessi gusti è una sensazione bellissima, perché il conoscere gente nuova con cui discorrere dei personaggi che si amano riempie l’anima, perché scrivendo si apre se stessi, e affidare se stessi a lettori che non si è mai visti né conosciuti è un brivido di paura misto a misericordia che non ha eguali.
Concedo: ci sono fanwriter a me incompresi che scrivono solo per ottenere un alto numeri di recensioni - che queste siano insensate o inconsistenti non importa - e immagino che costoro potrebbero essere effettivamente paragonati a quegli autori che si scambiano a vicenda recensioni positive sui blog o sui social. Mi consola pensare che questi comportamenti sono fini a se stessi e di concreto non portano a niente, o meglio, portano alla compassione di chi guarda dall’esterno, quindi non vi curate di loro ma guardate e passate.
In linea di massima però il fanwriting è un comportamento sociale. È entrare in una cerchia e dire qualcosa di sé, dei propri interessi e delle proprie fantasie, è incontrare un mondo virtuale fatto di buoni o cattivi, e se si è pro-attivi, si può imparare molto.
Si impara ad ascoltare.

- Ad ascoltare chi legge. Da una recensione forse all’inizio non si traggono molti benefici tranne la soddisfazione di averla ricevuta, ma col tempo si diventa più sgamati e si riesce a carpire se il lettore ha voluto comunicare qualcosa: se magari tal personaggio lo irrita o invece lo adora, se vorrebbe che la storia proseguisse così invece che cosà, se il suo tono è positivo o negativo, se in realtà sta scrivendo con sufficienza o se davvero è stato folgorato.
- Ad ascoltare le critiche. Le critiche arrivano. Sempre. Che siano dette bene o dette male, che siano pacate o sferzanti, esistono, e il fanwriter se le becca. Ci sarà chi lascia critiche costruttive, dove dirà cosa non va e cosa c’è da correggere, c’è chi scrive centinaia righe atteggiandosi da pontefice con l’intenzione di farvi credere di sapere tutto quel che c’è da sapere, c’è chi la sera non ha un belino da fare e va alla ricerca di una storia che non gli piace e adduce motivazioni scadenti solo per il gusto di scaricare la frustrazione. Anche qui, col tempo si impara ad ascoltare quelle giuste - e a muoversi di conseguenza - e a ignorare quelle fatte tanto per fare. La vita è troppo breve per dare corda a chi non sa come impiegarla, quindi tanto vale prenderle a cuor leggero e pensare a chi piuttosto cerca di dare una mano.
- Ad ascoltare se stessi. La scrittura è un fatto intrinseco. Intimo. È una proiezione direttamente o inversamente proporzionale a ciò che si ha dentro. Per dirla un po’ banale: è un modo di esprimersi. Non tutti sono portati per la scrittura, non tutti sono in grado di trasformare in vocaboli e frasi di senso compiuto un’emozione, una situazione, una sensazione, un qualsiasi concetto, non tutti sono capaci di inventare una storia oppure di raccontarla. Bisogna provare per capirlo. Siamo esseri umani, e in quanto tali non ce n’è uno uguale all’altro. Quando troviamo più fanfiction che ricalcano il medesimo modello base, dove la struttura è la stessa, fanfiction uguali, ecco che si è sbagliato qualcosa. Ecco che si è preferito affidarsi a quel che va di moda, al pensiero più comune, alla blanda banalità notoria (faccio un esempio sciocco: la Mary Sue, e i background che da fandom a fandom si ripetono in serie) che si sa che di norma piace alla maggioranza, ma non dà nulla di nuovo. È una solfa solita e rassicurante dove il lettore si rifugia ma dove non trova l’innovazione e la scintilla che gli fa davvero battere il cuore. Se si vuole qualcosa dal lettore, per primo il fanwriter deve dare qualcosa, e di qualità.

Si, va beh, la fai tanto lunga e poi queste storie hanno già personaggio e contesto, alla fine sono facili da scrivere!
Eresia delle eresie!
Facile scrivere una fanfiction? Beata ingenuità.
Come ho detto prima, scrivere è un fatto intrinseco, e già solo possedere un buono stile, una tecnica narrativa gradevole per i lettori, e la capacità di creare intensità è un traguardo non da poco.
Inoltre... un fanwriter non plagia, bensì riadatta. E per riadattare una qualunque cosa ha bisogno di conoscere alla perfezione ciò che sta maneggiando. Potrà sembrare scontato, vero?
Beh, non lo è. Non lo è per la narrativa professionale - dove ci basta scaricare un ebook da Amazon per scoprire che l’autore non si è dato la pena di documentarsi nemmeno sulle cose più semplici del prezioso scritto che lui stesso ha concepito, costruendo la sua trama su falle e incongruenze di cui non si è nemmeno accorto finché un qualche lettore illuminato non gliel’ha fatto notare - ma nelle fanfiction la quantità di informazioni è quasi traboccante.
Per scrivere una buona FF bisogna sapere.
Il passato di ogni personaggio e l’intreccio con quelli degli altri, i dettagli di tal scena ambientata in tal posto in tal momento, l’esatta frase pronunciata da chicchessia, persino il sentimento con cui l’autore dell’opera originale ha voluto trasmettere in un dato capitolo o in una data puntata.
I fan hanno un altissimo potenziale di informazione per il lampante fatto che scrivono delle loro predilezioni, di ciò che amano, della loro aria, di quello di cui non riuscirebbero a fare a meno; leggono i libri con attenzione morbosa e sottolineano i particolari importanti, oppure scaricano una puntata o un film per riguardarla milioni di volte per cogliere fino all’ultimo particolare, oppure su Youtube vanno alla ricerca del più insignificante e breve video di intervista di un certo attore o cantante per conoscere persino il nome del pesciolino rosso che avevano a otto anni. Passano giorni e giorni a controllare pagine di Wikipedia italiane e non, vagano su siti e community dedicati e frugano alla ricerca di ciò che non sanno e che potranno poi integrare per rendere la loro storia la più realistica possibile.
Oh. Ho detto la parolina magica.
Realismo.
Vi vendono pure l'astuccio, e ve lo vendono QUI.
Il paradosso del fanwriting è che lo scopo primario è la ricerca del realismo.
I fanreader sanno che si tratta di finzione, dell’invenzione di un autore e che (con ogni probabilità) niente di quel che è contenuto in una fic accadrà sul serio, ma... che importa? Quando il fanwriter dà alla sua storia il background adatto, quando le personalità dei protagonisti combaciano con quelle originali, quando la scrittura è godibile e trascinante, quando la trama è perfettamente plausibile... ecco l’opera parallela.

Sono sempre stata una di quelle persone convinte che, comunque, il fanwriter svolga un duplice lavoro rispetto agli autori originali.
Non solo il fanwriter deve documentarsi accanitamente, conoscere vita, morte, miracoli e rinvenimenti, ma si sforza allo stesso tempo di dare alla storia il tocco personale che la renderà inconfondibile, che le donerà il valore aggiunto che - forse - all’originale mancava.
Parere personale liberamente condivisibile o meno: per me ogni fanfiction è in realtà un’originale.
Per quanto si scriva di personaggi e di ambientazione ideati da altri, l’assoluta accomunanza è impossibile. Se in un’opera originale è la creatività dell’autore a dare accezione anche alle più irrisorie peculiarità, così è anche per le fanfiction, dove è il fanwriter a spremersi le meningi per dare alla propria storia una connotazione esclusiva, un marchio distintivo, un micro-cosmo di piccolezze infinitesimali che vengono inserite inconsciamente ma che rendono la FF un pezzo unico.

Per stressare il concetto e renderlo molto chiaro: Prendiamo come riferimento le AU.
L’acronimo sta per Alternative Universe, e si tratta di un genere di FF dove i protagonisti sono i medesimi degli originali, ma in un ambito totalmente diverso, in circostanze diverse, magari anche in mondi diversi.
Prendiamo una di queste AU e al posto dei nomi dei noti protagonisti mettiamone altri di nostra invenzione. Rileggiamo tutto e stiamo attenti a cancellare ogni diretto riferimento all’originale - se ve n’è la presenza - e facciamolo leggere a chi non sa nulla di nulla della faccenda.
Quante originali potrebbero nascere da una AU? Quante originali potrebbero nascere da una qualsiasi fanfiction? Quante storie sono nate come FF ma nel procedere si sono trasformate in storie con vita propria?
Tante.
Più di quante possiate immaginare.

Ecco, ora siete pronti per il magico mondo delle fanfiction.
Spero di essere stata esauriente e di aver fatto chiarezza su un argomento talvolta frainteso e abusato, e quasi quasi vi invito a curiosare in un qualche sito (previo consiglio di fanreader esperti. Per carità, non leggete allo sbaraglio perché non ne uscireste vivi) e toccate con mano di cosa sono capace i fanwriter. Potreste scoprire che andate pazzi per un fandom prima sconosciuto. ;)

E mi auspico che d’ora in poi ci si pensi due volte prima di pronunciare la parola fanwriter con sarcasmo, soprattutto se siete autori, soprattutto se voi non siete stati fanwriter.

Perché un fanwriter capace probabilmente scrive molto meglio di voi.